Alberto: “Con questo movimento ho superato i miei limiti”

“Tutto è nato dal suggerimento di un’amica che frequentava i corsi dell’Officina. Perché non provi qui? – mi aveva detto- È una palestra completamente diversa dalle altre. Io sono un ex giocatore di baseball di serie A e B, non riuscivo più a muovermi come prima e non potevo sopportare di vedermi bloccato. Giusto, perché non provare?!, mi sono detto, e così ho preso appuntamento per conoscersi”.

Alberto Botteri è uno dei nostri mOVERs, una persona che è andata “over his limits”, oltre ai propri limiti, e di cui oggi vogliamo raccontarvi la storia. Lui è la dimostrazione che niente può fermare la forza di volontà, che gli obiettivi si possono raggiungere – anche se a volte non sembra possibile – e che il successo si costruisce giorno per giorno. Quando è arrivato qui aveva una tibia…beh..malconcia potremmo dire, per usare un eufemismo. Adesso vi raccontiamo cosa riesce a fare. 

“Non sono mai stato un fan delle palestre tradizionali: io gioco a baseball, lo spazio in cui mi muovo è grande un ettaro, lì mi rotolo, corro, mi butto per terra. Anche se agli allenamenti in campo ho sempre dovuto affiancare la preparazione atletica in palestra, beh…l’ho sempre fatto senza particolare entusiasmo, perché non resisto in un ambiente chiuso per più di tre mesi. I pesi, i macchinari…questo tipo di allenamento non è nelle mie corde. Quando la prima volta sono arrivato all’Officina, fin dall’ingresso ho capito subito che c’era qualcosa di interessante per me. L’ho capito mentre parcheggiavo, vedendo l’albero nel parco esterno. Ero arrivato lì proprio perché avevo l’umore a terra: ero fermo da più di tre mesi, per quel terribile incidente sugli sci”.

Cosa ti era successo?

“Per via di una collisione in pista, mi è praticamente “esplosa” la tibia, una frattura pazzesca, una lesione che a vedere ancora oggi le radiografie, mi sembra impossibile aver superato. I medici avevano detto che prima di 6-9 mesi (ma più probabilmente nove mesi) non avrei potuto fare niente. Quando sono arrivato in Officina, secondo i dottori, non avrei nemmeno dovuto camminare. Li volevo smentire. In realtà pensavo che avrei recuperato in poche settimane, ma non è stato così e mi sono moralmente abbattuto. Col senno di poi ammetto che non avrei dovuto illudermi di poterne uscire in così poco tempo, non era fisiologicamente possibile. Ecco, in questo stato mentale ho incontrato la trainer Ilaria e ci siamo parlati: nonostante la mia situazione, volevo tornare a muovermi al più presto“.

Passare attraverso l'albero è un'attività molto divertente e completa

Passare attraverso l’albero è un’attività molto divertente e completa

Quindi hai iniziato a fare attività in Officina?

“Sì, ma anche se avevo avuto l’impressione che l’Officina fosse diversa dalle solite palestre, il nostro scetticismo ci fece optare per un approccio soft: un pacchetto di soli tre personal, che abbiamo concordato proprio in virtù della particolarità della situazione, e che sarebbero serviti per prendere le misure e capire se fossi nel posto giusto; e se l’Officina avrebbe potuto essere efficace con me”.

Com’è andata?

“Alla fine dei tre personal, ne ho acquistati altri dieci: avevo due lezioni a settimana, al termine delle quali sono stato in grado di frequentare i corsi, pur avendo una gamba ko. Nel frattempo, durante i primi dieci personal, continuavo con i miei controlli medici: il dottore che mi seguiva era contento della mobilità che stavo recuperando e della guarigione dell’osso. Il fatto è che più stai fermo, meno il tuo organismo reagisce; viceversa, più ti muovi nel modo corretto, più migliori. E poi, ho imparato una cosa piccola ma fondamentale: sotto il tallone abbiamo una sorta di “pompa” per il sangue. E’ come un interruttore e se ci muoviamo, aiutiamo questa pompa a funzionare meglio, e tutto il nostro organismo ne trae beneficio. È una piccola cosa, ma molto preziosa. Dopo i personal, ho iniziato con i corsi di 9.11 base e Flex&Flow, poi 9.11 e da lì mi sono sbizzarrito. Devo dire che avere un limite massimo – e contenuto – di persone che possono frequentare i corsi, è stato di grande aiuto, non solo perché hai lo spazio fisico per muoverti, ma anche perché il trainer ti può seguire bene, aiutandoti a migliorare i tuoi movimenti”.

 

“Se avessi avuto una preparazione atletica di questo genere

quando giocavo come agonista,

sarei sicuramente arrivato a livelli molto più alti di quelli che ho raggiunto”

 

Hai iniziato con lezioni individuali: com’è stata questa fase? 

“Dopo i primi tre personal, io ho capito che potevo fidarmi di Ilaria; lei forse ha capito che non poteva fidarsi di me (scherzo!), ma questo tempo iniziale le è servito per prendere le misure. Io ero tranquillo e mi sono affidato: lei mi ha re-insegnato a muovermi. Può sembrare difficile capire che dopo un infortunio bisogna imparare di nuovo a fare gli stessi movimenti di prima, ma il punto è che il cervello va in protezione della parte lesa: è come se si chiudessero le comunicazioni, scatta un meccanismo di difesa per evitare ulteriori problemi. Per questo bisogna re-imparare a muoversi: accade in ogni infortunio, dal più piccolo al più importante. Io ci sono riuscito sia grazie alla guida di Ilaria, sia perché il tipo di lavoro che fai all’Officina ti distrae: ti devi concentrare sul movimento e sull’esercizio altrimenti non riesci a farlo, e questo ti distoglie automaticamente dal dolore o dal disagio che provi nella tua parte infortunata, tanto che riesci a fare movimenti che altrimenti non avresti saputo fare perché il cervello non collabora. È una tattica intelligentissima ed estremamente efficace e più di qualche volta ho pensato – e ne sono fermamente convinto – che se avessi avuto una preparazione atletica di questo genere quando giocavo come agonista, sarei sicuramente arrivato a livelli molto più alti di quelli che ho raggiunto“.

Arrampicarsi non è mai stato così divertente

Arrampicarsi non è mai stato così divertente

 

Secondo la tua esperienza, in cosa questo tipo di attività è diverso rispetto alla riabilitazione?

“Quando avevo 18 anni sono stato operato a un ginocchio; dopo l’intervento ho seguito l’iter standard della riabilitazione. Il punto è che quella era riabilitazione mirata solo al ginocchio, ma ho impiegato due anni a capire come dovessi muovermi. Avevo forza e potenza di nuovo, ma non sapevo come usarla. Se alla riabilitazione tradizionale avessi abbinato anche il lavoro che ho fatto adesso all’Officina, sarei ripartito alla grande molto tempo prima. Ora ti spiego bene questo concetto. Quando sono arrivato qui, ero scoraggiato perché impaziente di tornare a muovermi: nella mia testa dovevo fare tutto e subito e all’inizio ero persino infastidito perché mi chiedevo: Sto facendo una cosa che già so fare, perché me la fai fare?!. In realtà non mi ero reso conto che quel lavoro non solo non lo sapevo fare bene proprio perché avevo avuto l’infortunio e dovevo rieducare il movimento di quell’arto; ma anche che dovevo lavorare insieme alla gamba sana. È questa la grande differenza rispetto alla riabilitazione tradizionale che, comunque, è necessaria: mentre quella si concentra là dove c’è stata la lesione e rinforza la parte del corpo in difficoltà, il lavoro dell’Officina riporta tutto il corpo a funzionare in armonia. Attraverso esercizi apparentemente banali e adatti alla capacità motoria residua di quel momento, non solo ho recuperato la mia parte più debole, ma sento che sto costruendo una condizione generale migliore rispetto a prima dell’incidente. Non avevo mai lavorato sui dettagli in questo modo e con una persona che mi spiegasse così bene cosa stessi facendo: adesso non solo conosco tutti i muscoli del corpo, ma so dove agire per fare qualcosa. Ho, in altre parole, acquisito maggiore consapevolezza e controllo del mio corpo. Un lavoro così ben fatto, mi ha portato anche a recuperare un brutto strappo muscolare di diversi anni fa, e che era sempre rimasto lì”.

Qual è il tuo obiettivo del prossimo anno?

“Punto a essere funzionale al 100 per cento: questa sarà la mia vittoria più grande. Un bel traguardo l’ho già raggiunto all’inizio di quest’anno, dieci mesi dopo l’incidente: ho sciato di nuovo (contro qualche parere…ma è stato più forte di me). Sentivo che potevo e dovevo farlo, o non sarei più tornato sugli sci. All’inizio ho scelto una pista baby ed ero terrorizzato, invece mi sono trovato le gambe come due molle: non mi ero mai sentito così bene sugli sci. Qualche sera fa sono andato a fare il secondo allenamento di baseball dopo un anno e mezzo. Vorrei avere i tempi di reazione di prima ma so di essere lontano anni luce. Il fatto è che adesso mi manca la preparazione al baseball, non certo quella atletica. Sì, ero arrabbiato quando sono uscito dal campo: impiego il doppio del tempo e delle energie, ma probabilmente visto tutto quello che è successo, è giusto che sia così e ci vorrà ancora un po’ di lavoro”.

“Qui il tuo lavoro diventa un lavoro di squadra,

sorridono tutti

e ti diverti così tanto, che non ti accorgi della fatica”

 

Quali insegnamenti puoi trarre da questa tua esperienza?

“Dopo questa esperienza penso che probabilmente senza il metodo e la professionalità dei trainer dell’Officina, oggi non sarei a questo punto. Sono persone preparate, sanno cosa stanno facendo, hanno un obiettivo e ti portano lì. Ero davvero un caso difficile, ma hanno saputo gestirlo al meglio anche grazie al loro approccio umano: si crea un legame particolare, il tuo lavoro diventa un lavoro di squadra, ti vedono anche se non ti guardano. E soprattutto sorridono. Sorridono tutti e circola quel clima bello e amichevole anche con tutti i corsisti, di qualsiasi lezione. Non ci sono macchinari, diritti di precedenza, timer da rispettare, postazioni da sgomberare. È tutto molto libero e mentalmente rilassante, anche se poi di fatica ne fai parecchia. È che ti diverti così tanto, che non te ne accorgi“.

Passare attraverso l'albero dell'Officina richiede concentrazione, precisione e tanta voglia di divertirsi!

Passare attraverso l’albero dell’Officina richiede concentrazione, precisione e tanta voglia di divertirsi!

 

 

© Officina de Movimento

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