Claudio: “Col movimento ho sconfitto i miei mostri”

“Quando ero adolescente andavano di moda i videogiochi in cui c’erano i mostri cattivi da sconfiggere. Era solo un gioco, quello. Ma nella mia vita ne ho incontrati due, di mostri, e oggi ve li racconto”.
Claudio Venturini è uno dei nostri mOVERs, una persona che è andata “over his limits”, oltre ai propri limiti, e di cui oggi vogliamo raccontarvi la storia, regalandovi anche un’anteprima rispetto a un’iniziativa che vi proporremo a breve.

 

“Avevo 10 anni, era il 1982, l’anno dei Mondiali di calcio, quell’anno in cui si gioiva per le vittorie della nostra squadra. Diciamo che gli altri gioivano, mentre io non ci riuscivo: avevo un grosso problema a un femore e a un’anca, avevo dolori fortissimi. L’operazione fu un passaggio obbligato e la conseguenza dell’intervento fu che rimasi un anno steso a letto. Avevo il gesso quasi in metà corpo, ricordo che frequentavo la quinta elementare e mi portavano a scuola di peso, sdraiato. In classe avevo una brandina che mi permetteva di seguire le lezioni mantenendo questa posizione. Era tutt’altra epoca rispetto a oggi: non esistevano terapie diverse da quel rigido protocollo, non si faceva riabilitazione”.

Quali conseguenze ebbe questa situazione?
“I medici mi avevano detto che avrei dovuto evitare per tutta la vita i pesi e il lavoro a secco. Per un anno e mezzo dopo aver tolto il gesso, mi sono dedicato al nuoto, ma il carico fisico e psicologico di tutto quello che mi era successo era molto pesante da portare. Non solo: terminata la terza media, per motivi economici, sono dovuto andare subito a lavorare. È stato questo il mio secondo mostro, quello che mi ha impedito di dedicare tempo allo sport e a tentare di rimettermi in sesto. A 18 anni ho aperto la partita Iva e lo sport è diventato un’utopia perché tempo non ne avevo proprio. Poi è passato tutto molto in fretta. Sono agente di commercio, trascorro molte ore in automobile e la postura e lo stress non hanno remato a favore di una vita sana e attiva. Non sovraccaricare l’articolazione: me lo sentivo ripetere di continuo, era una sorta di diktat e me lo sono trascinato per decenni. Ecco perché per me, essere qui all’Officina, è il mio “Risorgimento”.

“I mostri avevano vinto fino a quel momento

solo perché io glielo avevo permesso”

Come hai conosciuto l’Officina?
“Sono arrivato qui all’Officina grazie a Federica, mia moglie, che è istruttrice di yoga e acquafitness: da qualche anno facciamo insieme sport con regolarità, siamo stati tra i primi movers a iscriversi. Io avevo alle spalle tantissimi anni di Non sovraccaricare/non fare niente; quando ho conosciuto Federica, lei mi portava a camminare anche se io non avrei voluto o non avrei pensato che fosse possibile stare meglio. All’inizio è stato doloroso, sì. Ma poi quel dolore si è trasformato nella mia rivincita su quei due mostri che fino a quel momento avevano vinto perché io glielo avevo permesso. Ci ho impiegato tempo, ma adesso riesco a fare tutto quello che i medici – quando ero piccolo – mi avevano detto di non fare: ho riacquistato un’ottima mobilità, corro, salto, scatto, mi sento in forma. Ho impiegato tempo, dicevo, ma anche energie e forza di volontà, e adesso ho uno stile di vita che include il movimento fisico tutti i giorni”.

Mostro dell'anca dolorante: sconfitto!

Mostro dell’anca dolorante: sconfitto!

Quali altri cambiamenti hai registrato?
Da quando sono in Officina ho perso 10 chili di peso, ho smesso di fumare e cambiato la mia alimentazione. Tutta la mia vita è migliorata da quando sono migliorato dal punto di vista motorio: mi piaccio di più, mi accetto e questo per me è importante perché per tanti anni ho vissuto il mio corpo come la mia prigione: un anno immobile, a 10 anni, è stato uno choc enorme. C’è voluto il suo tempo, i detriti me li sono portati dentro per anni, ma adesso questo corpo è proprio la mia rivincita e sono consapevole di aver fatto pace con le mie cicatrici: quelle che mi hanno segnato il fisico e quelle che mi hanno segnato l’anima. Certo, perché anche l’aspetto mentale ne ha beneficiato: fare movimento fisico mi ha mosso anche la mente e mi ha dato quella fiducia che non avevo, di propormi anche come artista. Era un sogno nel cassetto, rimasto chiuso lì per anni, per tutto il tempo in cui sono stato un attore non protagonista della mia vita. L’ambiente che sto frequentando è arrivato a farmi cambiare e a liberarmi dal peso della sofferenza e della rinuncia che sentivo”.

“Il movimento può diventare il detonatore

per buttare giù tutte le tue barriere”

Cosa diresti a chi ha vissuto o sta vivendo le stesse emozioni che hai attraversato tu?
“A chi si è riconosciuto nella mia esperienza, direi di venire qui, di provare: mettiti in gioco e troverai gli stimoli giusti per distruggere questo guscio che ti sta soffocando. Il tuo spirito ha bisogno di sentirsi libero e darà libertà anche al tuo corpo. Hai bisogno di un detonatore per buttare giù tutte le barriere e qui lo troverai: ti confronterai con altre persone, tra le quali ci sarà chi ha avuto situazioni simili alla tua. Essere in movimento ti darà un’energia che neanche tu sai di avere. Il mio invito è proprio questo: non abbatterti, non lasciare che il mostro vinca. Se hai un sogno nel cassetto, è il momento buono per aprirlo. La mia mamma è anziana ed è guardando lei, e guardando la mia esperienza, che ho capito a cosa serve il movimento: serve ad arrivare preparato alla macchina del tempo. Non lasciarti invecchiare senza fare niente perché non sarai pronto allo scorrere del tempo, né fisicamente, né mentalmente”.

Salire sulla spalliera, no problem

Salire sulla spalliera, no problem

Rimettersi in gioco è il concetto che traspare dalle parole di Claudio: qui all’Officina vogliamo che tutti i movers si sentano liberi e sicuri di potersi rimettere in gioco, pertanto a novembre le nostre sale accoglieranno una mostra con alcune opere di Claudio: siete tutti invitati al vernissage sabato 10 novembre 2018 alle ore 18. Vogliamo sostenere così l’iniziativa e l’intraprendenza di chi ha pensato di potercela fare, nonostante i mostri.

 

© Officina de Movimento

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