Claudio: “Col movimento ho sconfitto i miei mostri”

“Quando ero adolescente andavano di moda i videogiochi in cui c’erano i mostri cattivi da sconfiggere. Era solo un gioco, quello. Ma nella mia vita ne ho incontrati due, di mostri, e oggi ve li racconto”.
Claudio Venturini è uno dei nostri mOVERs, una persona che è andata “over his limits”, oltre ai propri limiti, e di cui oggi vogliamo raccontarvi la storia, regalandovi anche un’anteprima rispetto a un’iniziativa che vi proporremo a breve. Read more

Che cosa vuol dire FUNZIONALE?

Articolo apparso sulla rivista “IL NUOVO CLUB” n° 160 Novembre/Dicembre 2017.
A cura del nostro coach Andrea Schievano.

che cosa vuol dire funzionale?

L’allenamento funzionale è in genere definito come un’attività che replica i gesti della vita quotidiana. Ma i gesti della vita quotidiana dei più non sono funzionali al benessere, bensì ripetitivi e finalizzati alla minor fatica possibile. Il functional training merita dunque un’approfondita riflessione.

Cercando il significato dell’espressione “allenamento funzionale” in internet, la definizione più frequente che appare è “attività che replica i gesti della vita quotidiana”. Ma viene spontaneo chiedersi: gesti della vita quotidiana di chi?

Analizziamo la giornata di una persona che lavora in ufficio, supponendo che inizi alle 8 in punto e che abbia una durata di 8 ore. A queste 8 ore fisicamente inattive se ne aggiungono verosimilmente circa altre due trascorse in auto per i trasferimenti. Sicuramente questa persona, che rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione, impiegherà almeno un’ora per pranzare e cenare, un’altra la trascorrerà in compagnia del suo smartphone e due le dedicherà alla televisione, comodamente sdraiato sul proprio divano. Bene, siamo arrivati alle 22 e mi pare che la sua attività motoria quotidiana non comprenda molti gesti utili da replicare in una seduta di allenamento funzionale. Al contrario, i gesti che compiva mia nonna durante la sua giornata tipo, erano molto più “interessanti” dal punto di vista dell’attività funzionale. Lei sì che si muoveva: abitava in montagna e faceva 8 chilometri al giorno per andare a scuola, portava la legna per la stufa nello zaino, raccoglieva il fieno e andava a piedi al al pozzo per attingere acqua. Oggi tutto è cambiato, viviamo nella società dell’homo ipocineticus, nella quale ci si muove pochissimo. I pochi gesti che compiamo sono ripetitivi e improntati al risparmio, ovvero finalizzati alla minor fatica possibile; la tecnologia di certo non ci aiuta a svolgere attività motoria: telecomandi, aspirapolveri, lavatrici che si caricano dall’alto così non dobbiamo chinarci, scope snodabili per arrivare sotto ai mobili restando in posizione retta. Persino lo spazzolino da denti è diventato elettrico, riducendo al minimo il movimento della mano e del braccio.

Ci tengo a precisare che non è  mia intenzione lanciare una crociata contro il progresso. Non ho nulla in contrario contro tutto ciò che rende la vita più facile e più comoda. Intendo solo sottolineare che il principio della comodità, della “minor fatica” possibile, sta progressivamente e inesorabilmente cambiando le nostre abitudini. Da qui la necessità di fare un passo indietro, proponendo una motricità naturale, globale, semplice. Non ci sono più scuse, per nessuno: è ora di muoversi!

la caffettiera del masochista

Anni fa, consigliato da un amico psicologo, lessi un interessante saggio sulla psicopatologia degli oggetti quotidiani, intitolato La caffettiera del masochista, scritto da Donald Arthur Norman (psicologo e ingegnere elettronico statunitense, ex professore di psicologia e scienze cognitive all?Università della California ndr). In copertina troneggiava una caffettiera di design, con il beccuccio dalla stessa parte del manico. Quando penso all’allenamento funzionale, nella mia mente appare puntualmente questa immagine e mi faccio una domanda: che cosa vuol dire “funzionale” nella lingua italiana? Una cosa viene definita “funzionale” quando assolve, nel modo più semplice e razionale possibile, allo scopo per cui è stata creata. Possiamo dunque affermare, con la massima certezza, che qualsiasi allenamento è funzionale a qualcosa. Per un bodybuilder è funzionale l’allenamento svolto con l’ausilio dei pesi liberi e degli attrezzi isotonici, per un maratoneta lo sono la corsa e le ripetute, per chi intende dimagrire lo è un allenamento intervallato… e via dicendo.

Oggi siamo in tantissimi, nel settore del fitness, a proporre il cosiddetto functional training. L’allenamento svolto con le kettlebell è universalmente considerato funzionale, esattamente come quello in sospensione, mentre quelli svolti con manubri, bilancieri e con le macchine isotoniche non sono considerati funzionali. Ma allora è l’attrezzo che rende un allenamento funzionale? Oppure è  quello che si fa con quell’attrezzo e, soprattutto, il motivo per cui lo si fa?

Torniamo alla stravagante caffettiera poc’anzi menzionata: sicuramente non è funzionale per versare il caffè, ma potrebbe benissimo esserlo per piantare un chiodo sul muro, dunque per appendervi un quadro.

la finalità dell’allenamento funzionale

“Funzionale” quindi può essere tutto, e ciascuno può personalizzare la propria definizione. Per alcuni vuol dire animal move, per altri CrossFit, per altri utilizzare attrezzi “strani”, per altri ancora fare salti mortali sulle fitball, piegamenti su due dita o trazioni con le ultime falangi dei mignoli. In teoria vale davvero tutto, basta però dichiarare a che cosa è funzionale ciò che si sta facendo.

Le attività che proponiamo in Officina del Movimento (cfr. Il Nuovo Club n. 159) partono dalla nostra idea che l’allenamento debba essere funzionale al benessere. Senza avere la presunzione di aver inventato chissà che cosa, abbiamo configurato un metodo semplice e intuitivo che abbiamo chiamato 9.11. Un metodo finalizzato al miglioramento e al potenziamento di 9 capacità attraverso 11 schemi motori.

Le capacità sono le potenzialità motorie (ne abbiamo considerata anche una psicologica) di ciascun individuo, determinate in primo luogo dal patrimonio genetico, quindi dall’educazione motoria ricevuta nel corso dell’età dello sviluppo, infine dalle abitudini e dallo stile di vita. Nello specifico le 9 capacità che prendiamo in considerazione sono 1a resilienza (l’unica capacità psicologica), 4 capacità legate all’ambito condizionale (forza,  resistenza, velocità e potenza) e 4 legate all’aspetto coordinativo (coordinazione generale, equilibrio, agilità e flessibilità).

Gli schemi motori sono le lettere dell’alfabeto che definisce la motricità umana, chiaramente visibili nel processo di evoluzione motoria del bambino, e sono: rotolare, strisciare, gattonare, arrampicare, camminare, correre, saltare, afferrare, lanciare, spingere e tirare.

L’idea è quella di accompagnare le persone in un percorso che consenta di riappropriarsi di una motricità naturale e istintiva, che abbiamo sostanzialmente dimenticato vivendo in una società profondamente diversa dal passato, nella quale non è più necessario essere fisicamente attivi. La società non ci chiede di svolgere attività motoria, ma è il nostro corpo sì. La nostra motricità è radicalmente cambiata negli ultimi 100 anni, ma il nostro corpo non è cambiato affatto, ha ancora bisogno di muoversi per rimanere in salute. Da qui la nostra proposta di una tipologia d’allenamento che mira al benessere attraverso esercitazioni globali, che combinino capacità e schemi motori in forma varia e sempre diversa. Grande spazio alla fantasia dei coach quindi, per creare lezioni sempre nuove, stimolanti, divertenti e a volte persino giocose, supportate però da un’idea di base molto precisa e ben programmata.

Il 9.11 non si basa su esasperati tecnicismi, ma sulla libertà di un movimento naturale corretto. Non è legato a strutture o attrezzi particolari perché sfrutta ciò che l’ambiente offre, adattandosi agli spazi. In Officina del Movimento ci muoviamo a piedi scalzi e non ci sono specchi alle pareti. L’idea è quella di liberare il movimento che è dentro ad ognuno di noi, in modo semplice e naturale, eliminando ogni forma di vincolo, cosicché ciascuno possa esprimere al meglio le proprie potenzialità motorie.

un modo di essere

Il messaggio che vorremmo passasse, tramite questa nostra interpretazione dell’allenamento funzionale, è che non si tratta semplicemente di un qualcosa che si fa, bensì di un qualcosa che si è. Essere 9.11 vuol dire prendersi cura di sé stessi, vuol dire  muoversi per sentire e per esprimersi, e non per apparire. Vuol dire anche amare la natura, l’attività svolta all’aria aperta, vuol dire energia dinamica e, al tempo stesso, saper rallentare e fermarsi ad ascoltare. Vuol dire essere resilienti e affrontare ogni sfida con il sorriso, vuol dire mettere passione in tutto ciò che si fa. Più di ogni altra cosa, vuol dire rispettare e onorare il proprio corpo con il movimento. Perché alla fine ciò che fai, e soprattutto come lo fai, dice più di ogni altra cosa chi sei veramente. Attraverso il movimento, consumiamo e allo stesso tempo generiamo energia e proprio come le dinamo che giravamo sulle ruote delle vecchie bici, più ci muoviamo più emaniamo luce.

movimento funzionale e naturale

In buona sostanza, la nostra concezione di “movimento funzionale e naturale” prevede il coinvolgimento delle molteplici facoltà motorie del corpo umano. Basandosi su una visione globale e armonica dell’attività motoria, non prevede l’esecuzione di esercizi specificamente incentrati sui singoli distretti muscolari, bensì in grado di coinvolgere le catene cinetiche, ovvero i gruppi muscolari che, per eseguire il gesto richiesto, necessariamente interagiscono tra loro in modo sinergico. Il risultato è un allenamento molto vario, efficace e al tempo stesso divertente, che prevede l’esecuzione di movimenti differenti, e via via più complessi, per indurre il corpo a svolgere un lavoro sempre diverso, la cui difficoltà è adeguata alle capacità soggettive.

Mi rendo conto che tutto questo può sembrare ambizioso, ma questo è il nostro sogno, e a noi piace sognare in grande.

Andrea Schievano